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La passione…quella vera

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Discutevo oggi con il mio regista Antonello a proposito del tifo nello sport e si diceva di quanto sia un elemento imprescindibile, il cuore pulsante, ciò che rende magico e affascinante il mondo sportivo (e quindi stare in silenzio mentre Roger Federer sul centrale di Wimbledon serve per vincere un Grande Slam per lui è incomprensibile).

Essere tifoso, in tutte le sue sfaccettature, è una fede, un modo d’essere, qualcosa che nasce da dentro, dalla pancia. C’è sempre poco di razionale e tanto di emozionale nel sostenere con amore una squadra o un’atleta.

Certo che è più facile tifare Federer, il Barcellona, Michael Jordan e tutti coloro che, la maggior parte delle volte, alzano la coppa.

Farlo invece quando la strada è e sarà quasi sempre in salita merita un plauso in più. È per questo che questa sera, alla Raiffeisen BiascArena, il mio applauso più sincero va a quelle sette persone che hanno seguito la partita in curva, quelli del “Nord – Front”, per il semplice fatto di esserci, nonostante tutto.

Questo discorso vale per tutti i tifosi chiaramente, a chi di questa bellissima condizione ha rispetto e lo fa nel modo giusto. Dal campetto di quinta lega alle competizione più solitarie e sconosciute.

Mi sono rifatta alla tifoseria dei Ticino Rockets, prendendola ad esempio, per una riflessione generale.

E alla fine è arrivato anche il primo punto stagionale per la squadra di Cadieux, quindi, avanti così!

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1 comment

Silvano 10 ottobre 2017 Rispondi

Tutto vero. Certo, negli ultimi anni sta venendo meno (soprattutto nel calcio, che resta lo sport più popolare) quell’effetto sorpresa che lo rendeva più affascinante. Ormai, è sempre più difficile, perlomeno nei campionati più importanti, vedere l’ultima che batte la prima, la speranza che è sempre stata la benzina che spingeva i tifosi delle squadre minori. Succede, ancora, nei campionati di seconda e terza fascia, dove il livello tecnico è più basso e livellato e dove, quindi, entrano in gioco altri fattori: condizione fisica, motivazioni, ambiente. In quell’ambito, la competizione si basa su fattori diversi dal businness, dal ranking, si respira aria più sana. E, forse, serve molto ai giovani, che si avvicinano allo sport, dove potranno apprendere (si spera) i valori fondanti della vita, tra i quali il rispetto dell’avversario, l’aiuto reciproco tra compagni di squadra e la cultura della sconfitta sana, intesa come base per ripartire, per lavorare di più e meglio, in vista del miglioramento dei propri risultati. Sarà forse per questo, che ho fatto certe scelte professionali, perlomeno in alcuni ambiti della vita, decidendo di occuparmi di campionati di calcio meno importanti dei “Top 5”.

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